Interview to Lucas Pistilli (brazilian journalist)

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When I did this interview everything was marvellously enveloping: the lakeside, the unstoppable waves running towatds us, my curiosity and Lucas‘ kindness in terms of patient and well elaborated answers. I met him at the beginning of july of this year and I discovered such a brilliant person, besides having cool and interesting points of view over this complex world. Here you have the audio of the interview and, for italian speakers, the translation of it.

The brazilian journalist Lucas Pistilli  has recently been in Cannes. Here he tells us some stories about writing, having inspiration, trying new fields and most of all he tries to define what cinema means to his life. And trust me, it’s a lot to be discovered.

Lucas’ email: lucjardim@gmail.com.
where to find him? Right here: www.dmovies.org/ (reviews) or here www.cineset.com.br/category/criticas/ Check it out!

Beijos,

 

Enjoy it!

Grazie mille, Lucas, di essere qui. Grazie per aver accettato il mio invito. Quando mi accingevo a scrivere l’intervista, all’inizio, non sapevo proprio da dove partire, perché ci sono davvero tante cose che mi piacerebbe chiederti . Quindi ho deciso di cominciare con una domanda basilare ma al contempo molto difficile: cosa significa essere un giornalista, per te?

Beh, credo si tratti di trovare qualcosa con cui ci si possa relazionare, e di cui tu possa scrivere, specialmente quando si tratta di arte, film, di commentare. Credo abbia a che fare con la ricerca di qualcosa che tu possa tradurre a un pubblico diverso. Principalmente si tratta di un lavoro di traduzione. Ci sono avvenimenti nel mondo che necessitano di un’opera traduttiva, o che hanno bisogno di toccare un pubblico diverso rispetto a quello che solitamente hanno. Dalla mia esperienza posso dirti che si tratta soprattutto di questo. Certamente, se tu chiedessi ad altri giornalisti che hanno lavorato in altri campi, la risposta che ti sentiresti dare sarebbe molto diversa. Se l’avessi chiesto a un giornalista investigativo ti avrebbe risposto ‘rimanere nascosto e raccontare quanto visto in incognito’, un giornalista sportivo ti avrebbe invece detto ‘ portare nella narrazione dello sport il lato umano della competizione’, quindi ogni persona proveniente da un ramo diverso del giornalismo ti racconterebbe un lato diverso della storia. Ma per quanto riguarda quello che ho fatto io, correlato com’è al mondo dell’arte, credo sia affiliato alla traduzione e alla diffusione di contenuto altrimenti poco accessibili.

Quando hai cominciato a pensare a questa carriera e come hai avuto l’opportunità, ad esempio, di cominciare a recensire film?

Beh, debbo ammettere che sono appassionato di cinema sin da quando ero un bambino, quindi è un interesse piuttosto vecchio – a pensarci – , ed ero così interessato all’argomento che avevo intenzione di studiare cinema, ma nel posto in cui vivevo non c’erano università che offrissero questo servizio, quindi pensai di farmi coinvolgere nel mondo della critica cinematografica proprio attraverso il giornalismo. E questo l’ho deciso quand’ero adolescente, avevo 16 anni e ho scelto quel determinato indirizzo universitario. E ti dirò che ho frequentato anche un altro corso, quello di legge, che ha reso l’intero percorso universitario più lungo. Ma quando sono entrato nel mondo del giornalismo, all’età di 23 anni, l’ambiente sociale in cui vivevo già conosceva le mie passioni e le mie conoscenze pregresse in materia, quindi mi diedero l’opportunità di farlo e io sono molto grato per quest’occasione. L’ho fatto per molti anni, lo faccio ancora adesso.

Che cosa ti piace di più del tuo lavoro e quali sono i lati negativi?

C’è da dire una cosa riguardo il mestiere del giornalista: per certi versi, siamo scrittori su richiesta. E quindi penso che in qualità di persona che sta cercando di creare qualcosa di creativo – fosse anche un testo con una struttura solida – sia molto apprezzabile la possibilità di raggiungere i lettori. Anche se il feedaback è negativo, sia chiaro, anche se il pubblico non lo gradisce in toto, puoi sempre assistere a ogni rovescio della medaglia. L’importante è che le persone provino una reazione. Credo sia questa la parte migliore del mio lavoro. Vedere che le persone che sono intente a vivere la loro vita si fermano per un attimo a leggere quello che tu hai scritto. Per quanto riguarda ciò che non mi piace direi che alle volte bisogna confrontarsi con personalità che vorremmo intervistare, con delle storie che vorremmo raccontare e delle persone, nel mezzo, che ci ostacolano e che pensano che noi non siamo meritevoli di tutto ciò, trattandoci come se fossimo nulla. E questo può seriamente compromettere la tua giornata. Ma ci sono giorni e giorni, è parte del gioco.

Sei stato di recente al Festival del Cinema di Cannes, come definiresti quest’esperienza?

Oh, ok, dovrò metterci un sacco di sforzo per esprimere tutto questo. Sai, è così scontato dire che è stato un sogno diventato realtà, lo dicono tutti. E’ stato davvero appagante, in un mondo che non mi aspettavo. Non riuscivo veramente a credere che il ragazzino che aveva sognato Cannes e si era detto ‘mio Dio, un giorno sarò lì’ poi era lì sul serio. Ed essere stato lì ed essere stato in grado di aver fatto tutto quello che ho fatto è stato qualcosa che non dimenticherò mai. Quelli sono stati giorni completamente devoti al cinema. Tutto quello che importava erano i film, i registi, il duro lavoro fatto. Era questo. Non c’era nient’altro. Questo mi ha cambiato. E spero di tornare lì e di partecipare ad altri festival.

Scrivere è sempre stato associato alla creatività, anche quando si tratta semplicemente di esprimere un’opinione. E’ qualcosa di magico, in qualche modo, ti viene richiesto di essere il padre delle tue parole. Tu come ti relazioni a tutto questo nel tuo campo?

In realtà è complicato. Come dicevo prima siamo scrittori su richiesta, dopotutto. Ma devi capire che le nostre richieste , a seconda del campo in cui lavori, delle richieste che ti vengono fatte, delle scadenze… sono richieste piuttosto toste. Del tipo che ‘ok, devo essere creativo’, quando sentiamo che qualcosa di unico sta per uscire dalla nostra testa, ma ci sono molte altre cose che bisogna prendere in considerazione. Prima di tutto, il testo che scrivi non parla di te, deve parlare del soggetto. Tu non sei il soggetto. Puoi essere creativo, ma hai una scadenza, che pende su di te. Lo scopo principale è di diffondere l’informazione, non di mettere in mostra la tua creatività. Se riesci a soddisfare quest’aspettativa con creatività, ottimo. Ma se non ci riesci, devi concentrati maggiormente sul messaggio. E’ veramente importante ascoltare la propria sensazione e permettere al messaggio di diffondersi attraverso di te, indipendentemente dalla tua creatività. Se farai così, non sarai così prezioso a riguardo della tua scrittura. E quando scriverai qualcosa di veramente buono, fuori dalla media, sarà meraviglioso. Perché alla fine hai un lavoro da fare. Quindi portalo a termine. Se lo fai in una maniera meravigliosa, tanto meglio. E quando questo capita, ti senti così bene che dimentichi di tutte le volte in cui hai scritto un articolo frettolosamente, a causa delle scadenze,inviandolo quando sapevi già che avresti potuto fare di meglio. Ma il nostro lavoro è così, non abbiamo mai tempo a sufficienza, e cerchiamo sempre di fare il nostro meglio nel tempo che ci è dato a disposizione. Si tratta di compensare. Alcuni articoli varranno tutta la pena provata per la sensazione degli altri dieci articoli che pensavi fossero semplicemente ok, ma non eccezionali, ma che avevi dovuto inviare per come erano.

So per certo che hai scritto innumerevoli recensioni, ma sei anche stato dall’altra parte, dirigendo un corto dal titolo “Resgate”. Come ti sei sentito e cosa ci racconti a proposito di questa pellicola?

“Resgate” in portoghese significa “salvare”. Questo è stato un corto sperimentale realizzato come progetto universitario, nello specifico per la disciplina di narrazione audiovisiva. Non l’ho mai mostrato ad una platea di un festival, quindi non posso parlare più di tanto di quelle che sono state le reazioni di un potenziale ‘pubblico’. Ma l’ho presentato come progetto del corso e in realtà non ho ricevuto una risposta così calorosa, in special modo dal coordinatore del progetto che supervisionava il tutto. Comprese l’idea di fondo, ma non la sua realizzazione e questo è normale quando si parla di film sperimentali. Ciò che ho provato quando ho notato questa reazione è stato che quello che avevo vissuto era stato uno sforzo collettivo (gli attori, le telecamere), certamente potevo fare (e lo posso tutt’ora) di meglio, ma l’ho presa nel migliore dei modi possibili. Dopo quest’esperienza ho iniziato a scrivere un altro corto di 20-25 minuti e sono il tipo di persona che scrive un pezzo della trama, poi lo accantona e poi torna a finirlo di volta in volta. L’ho quasi terminato! E proverò ad usare tutti i feedback ricevuti con il progetto precedente, e non sarò prezioso come non lo sono stato in “Resgate”, perché questo può davvero ostacolarti, piuttosto che aiutarti, quindi è bene attingere a tutti i consigli avuti e migliorarsi.

Concentriamoci un attimo sulla tua carriera, per un attimo, sin dal 2014 hai scritto per il giornale “A critica”, in Brasile, e al momento scrivi per “D-movies”,, una piattaforma alternativa che collega il grande pubblico europeo ai produttori di film attraverso una selezione particolare di film recensiti. Si vede che stai investendo su una carriera europea e quindi la domanda viene piuttosto in automatico: quali sono le principali differenze, in termini culturali, che hai incontrato tra le due diverse realtà?

Per essere chiari, non scrivo più per il giornale “A Critica” dall’inizio del 2017, quando ho deciso di intraprendere il mio viaggio in Europa. Ora continuo a scrivere per un sito web brasiliano chiamato “Cineset” e sto scrivendo anche per “D-movies”, come hai già detto tu (quest’ultima scritta in inglese, è un sito britannico). Devo confessarti che devo ancora essere maggiormente coinvolto nell’etica europea del lavoro. Non ho ancora trascorso del tempo a sufficienza per poterti raccontare. Posso parlarti che non c’è troppa differenza, per adesso: ottieni un testo, devi elaborarlo e hai un tempo di scadenza per realizzarlo. Per quanto riguarda questo, le realtà si somigliano tantissimo. Credo che entrare in un ambiente europeo, sedersi a un tavolo di lavoro con una redazione, dal punto di vista fisico… beh, dovrei richiamarti e dirtelo appena lo provo!

Parlando di cinema, sappiamo tutti che il grande schermo è il regno per eccellenza dell’irreale, pensi sia questa la ragione profonda per cui il cinema è un’arte tanto amata, come un’evasione dalla realtà? O pensi ci sia dell’altro ancora inespresso? Perché ci piace tanto il cinema?

E’ una domanda molto difficile, credo sia molto personale. Posso essere d’accordo che il cinema sia un luogo d’evasione, ma è anche un luogo in cui sognare. Un luogo in cui non si applicano le dure leggi della realtà. La realtà si dilata e diventa molte altre cose, in una sala cinematografica. Può riportarti a una dimensione che hai smarrito da tempo, o in una dimensione futura, un’immagine può avere un impatto profondo su te, ferendoti o donandoti una tale gioia! Non penso che ci sia qualcuno che possa negare che ci sia della magia in esso e se c’è della magia, perché mai non adorarlo?

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Intendo continuare a scrivere. Magari venendo assunto da vari giornali europei. Sto anche cercando di inserirmi nel contesto della comunicazione d’impresa, che è qualcosa che i giornalisti stanno cercando di provare per uscire dalla newsroom. Il nostro campo sta cambiando un sacco e credo che alcuni di noi vogliano seriamente sperimentare dell’altro. E siccome ho passato tre anni, seppure meravigliosi, in una redazione di notizie, vorrei proprio provare qualcosa di nuovo.

Tu vieni dal Brasile e quando si cita il Brasile la prima cosa che viene in mente è la vostra devozione alla musica e la grande capacità di produrre generi innovativi e album eccezionali. Quindi ti chiederei di farci una lista di quattro nomi, contemporanei, di artisti che stanno influenzando la percezione della musica dei giorni nostri.

E’ dura. Partirei con Luisa Maita, questa ragazza di San Paolo, che è grandiosa. Ha avuto una carriera piuttosto duratura, ma il suo album più recente (Fio da memoria,ndr) è stato davvero un esperimento ostico pieno di suoni difficili che mi è davvero piaciuto e che ha promosso un cambiamento in Brasile. Mi piace molto Pablo Vittar, un artista che sta cercando di produrre brani molto catchy ed è veramente connesso alla comunità LGBT e sta cercando di trasferirla coraggiosamente nella scena mainstream. C’è un duo, che viene sempre da San Paolo, chiamato No porn, ha un sacco di influenze techno e produce delle canzoni molto belle, che cercano di cambiare lo stato delle cose.

So che hai trascorso molto tempo in Italia e quindi mi piacerebbe chiederti: qual è il segno più profondo che questo paese ha lasciato in te?

Gli italiani e i brasiliani sono diversi. Ma ci sono molte cose che abbiamo in comune. Mi sento molto a casa, qui. Non so se continuerò a stare qui, dipende dalle offerte di lavoro che mi saranno fatte. Questo posto mi restituisce qualcosa che proviene dalla mia famiglia, che ha origini italiane e mi ricorda di alcune esperienze che ho avuto da bambino. Tutto ha senso, qui, mi sento abbracciato da questo ambiente.

Grazie per averci donato il tuo tempo, Lucas. E’ stato davvero un piacere per noi. Puoi farci un’ultima cortesia? Potresti salutarci in portoghese?

 

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