Rompo ogni silenzio

Al sette spetta una grossa responsabilità: quella di contenere il tutto. Una bella seccatura, non trovi? Un incarico dal quale non può sfuggire, un numero, per sua volontà, dal carico sconsiderato di significati che si porta. E allora, mi sono chiesto, come possiamo fare a dire l’inconfessabile, a spiegarci l’innominabile, a disegnare l’imponderabile con il solo tratto dell’inchiostro? Una risposta c’è, e al solito vive negli attimi di attesa, nella pausa di un ‘arrivederci’ e un ritorno gradito, negli abbracci  sottopelle e nei sottoscala del non detto. Mi ha incupito per molto tempo, il ‘non detto’, quella riserva d’aria sotto i polmoni azionata all’ultimo, nello sparo magico dei pensieri. E quando vivo mi lancio col paracadute sulla vita e ho una fottuta paura che ogni cosa non detta, non fatta, non lasciata intendere andrà perduta. Per questo parlo anche quando dovrei tacere e rompo ogni silenzio.

 

 

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